Dic2017

IL SENSO DEL DOLORE di Maurizio De Giovanni (199 pag)

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De Giovanni non lo conoscevo, ho sentito parlare della sua “Napoli anni ’30” in una recente visita a Napoli appunto. Acquistato il libro l’ho letto tutto d’un fiato perché la storia si presta bene, la scrittura è scorrevole e mai banale, la Napoli che ebbe appare è quella che preferisco e che va dalla Riviera di Chiaia a Piazza Dante, con tutto ciò che sta nel mezzo. Protagonista del romanzo il commissario Ricciardi, un tipo molto introverso, melanconico se non triste. Con una particolarità: riesce a sentire il senso di dolore dei morti di morte violenta. Addirittura il loro ultimo pensiero, ripetitivo, ossessivo. Una cosa a cavallo tra l’esperienza sensoriale (e paccottiglia simile) e un’ipersensibilità un po’ ossessiva. In ogni caso quest’invenzione non l’ho trovata male. Del resto l’ultimo pensiero percepito sul luogo del delitto non necessariamente denuncia l’assassino. Insomma è una variante tutto sommato valida.

In questo romanzo il commissario Ricciardi, insieme all’inseparabile maresciallo Maione, riesce a scoprire abbastanza rapidamente l’insospettabile assassino del tenore Vezzi, una stella della lirica dal carattere impossibile, l’egoismo soffocante e le amicizie altolocate. E farà poi una giustizia tutto sommato privata, moto comprensiva nei confronti del carnefice-vittima.

Altro vezzo che accompagna l’ispettore Ricciardi da un libro all’altro è quello di essere conteso da due donne, una popolana sua dirimpettaia, e la bellissima vedova del tenore che si innamora di lui e della sua melanconia.

A cura di Gianpaolo Luzzi

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